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domenica 19 gennaio 2014

L'Italia sotto assedio

Visto che si parla tanto di più Europa, prenderemo come termine di paragone un'unificazione che ci riguarda molto da vicino per provare a capire cosa ci aspetta. 

A 150 anni dall'unificazione d'Italia, la situazione è sotto gli occhi di tutti. Abbiamo un meridione sottosviluppato, un Governo che ha sempre fatto gli interessi industriali del nord, e un nord che ha basato il proprio modello di sviluppo su un sud arretrato, deindustrializzato, e che pertanto funge da mercato di sbocco. Abbiamo forze politiche che pretendono l'abolizione dei trasferimenti fiscali dal nord al sud, ma ignorano che ogni anno sono meno di 45 i miliardi che dal nord vanno verso il sud, mentre sono più di 60 quelli che fanno il percorso inverso per l'acquisto di beni prodotti al nord. A questo surplus commerciale si aggiunge poi quello relativo al capitale intellettuale e lavorativo che ogni anno affluisce al nord, che contribuisce ad aumentare ulteriormente gli squilibri tra le due economie. Il tutto condito da un'ideologia semi-razzista secondo la quale il meridione pigro, corrotto e improduttivo sarebbe la zavorra che frena la crescita del Paese.

Oggi la storia si ripete, nonostante facciano di tutto per convincerci del contrario. Non a caso qualcuno ci definisce la Calabria d'Europa, il sud arretrato che si contrappone a un nord efficiente e produttivo. Anche in questo caso le Istituzioni "Comunitarie" perseguono unicamente gli interessi industriali del nord, che ha trovato in noi e negli altri PIGS un grande mercato di sbocco per i propri prodotti. L'euro infatti ci ha messi fuori mercato (leggete in questo post come ha inciso sulla nostra competitività) e sta progressivamente corrodendo il nostro tessuto produttivo, precipitandoci in una spirale di sempre maggior desertificazione industriale e dipendenza dall'estero. E mentre ci definiscono pigri, corrotti e improduttivi (vi ricorda qualcosa?), noi siamo, e lo saremo sempre di più, costretti ad emigrare al nord per cercare lavoro.

A questo punto, se non usciamo dall'euro, la prospettiva più rosea al nostro orizzonte sembra quella di diventare veramente la Calabria d'Europa. Ma se anche in un futuro remoto venissero superate le fortissime resistenze politiche al concedere dei trasferimenti fiscali agli Stati del sud, questo avverrà solo quando il nord si renderà conto di averci spolpato a tal punto che, se non ce li concedesse, non potremmo più comprare i suoi prodotti, per quanto convenienti. 

Non dimentichiamo poi che nel caso dell'Italia questo processo di unificazione, nonostante facilitato da tradizioni, cultura e lingua comuni, dopo 150 anni ancora non è completo, e c'è ancora chi predica la secessione. Vi immaginate cosa potrebbe accadere nel nord Europa, con il quale non abbiamo legami nemmeno lontanamente simili?

Pensiamo che il "più Europa", perlomeno come lo intendono gli euristi, non sia la strada giusta, perchè quella che stiamo costruendo ora non è l'Europa della pace e della fratellanza tra i popoli. L'euro è uno strumento di annessione, prendiamone atto. 

Impariamo dalla storia, e cambiamo rotta prima che sia troppo tardi.

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