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mercoledì 27 agosto 2014

Standard retributivo europeo: una soluzione definitiva alla crisi

Qui chiudiamo tutto il discorso legato alla crisi economica e finanziaria che da ormai 6 anni sta distruggendo il benessere e la fratellanza dei popoli in Europa. Le principali cause e dinamiche le avevamo analizzate nel dettaglio in questo articolo, che vi consigliamo vivamente di leggere prima di proseguire, quindi ora passeremo ad affrontare l'ultimo step, quello della soluzione.

Finalmente possiamo gioire nel darvi una buona notizia: la soluzione a questa crisi infinita esiste già, e non c'è bisogno di distruggere niente! Non occorre uscire dall'euro, e tanto meno occore interrompere il processo di integrazione europeo, anzi, è proprio il contrario. Si tratta semplicemente di far sì che questo processo torni ad essere coerente con quanto sognato dai suoi fondatori, che di certo non avrebbero mai immaginato che il loro sogno si sarebbe poi trasformato in un incubo per centinaia di milioni di persone.

Ma questo come si realizza? La risposta si chiama "standard retributivo europeo", ed è già stata illustrata da economisti del calibro di Emiliano Brancaccio e Eckhard Hein (che per la cronaca, è tedesco). Questo standard prevederebbe in primis che tutti i Paesi membri dell'Unione Europea si impegnassero a garantire una crescita dei salari reali almeno pari a quella della produttività del lavoro. Al di sopra di questa crescita minima, in secondo luogo, lo standard legherebbe la crescita delle retribuzioni reali agli andamenti delle bilance commerciali dei vari Paesi. Quindi i Paesi caratterizzati da un surplus commerciale sistematico con l'estero (per capirci: quelli che in maniera strutturale esportano più di quanto importano) dovrebbero accelerare la crescita delle retribuzioni rispetto alla crescita della produttività.

I benefici apportati da questa semplice regola all'economia dell'eurozona sarebbero immediati, dirompenti e soprattutto duraturi. Come primo risultato si otterrebbe quello di interrompere la caduta ormai trentennale della quota salari in Europa e la tendenza recessiva che ne è conseguita. I salari infatti hanno una propensione molto più alta al consumo rispetto ai profitti, quindi lo "standard retributivo europeo" si traddurrebbe, oltre che in una comunque necessaria redistribuzione sociale, anche in una fortissima spinta ai consumi e di conseguenza alla crescita. Inoltre, sempre grazie allo standard, gli squilibri commerciali esistenti tra i vari Paesi, a cui ora i vari governi sono costretti a porre rimedio attraverso la precarizzazione dei lavoratori, la distruzione dei salari e l'austerità, si riverserebbero sì interamente sui salari, ma lo farebbero al rialzo. Ovvero: la Germania è più competitiva, ha una maggiore produttività del lavoro e riesce ad esportare di più? Bene, i suoi lavoratori saranno ricompensati con una crescita dei salari reali più alta rispetto a quella di tutti gli altri Paesi. In Italia siamo pigri e improduttivi? Bene, i salari reali non si muoveranno di una virgola. Va da sè che nel giro di pochissimo i tedeschi inizierebbero a trovare sempre più convenienti i beni italiani e quindi ne aumenterebbero l'importazione, contribuendo al rilancio della nostra economia, mentre gli italiani sarebbero finalmente incentivati ad aumentare la loro produttività ed efficienza, sia per soddisfare questa nuova domanda, accresciuta anche da una maggiore domanda interna dato che i beni tedeschi diventerebbero via via più cari, sia per vedersi aumentare i propri salari reali. Finchè ad un certo punto la situazione si invertirebbe, e allora toccherebbe a noi monetizzare gli sforzi fatti e ai tedeschi inseguire. Insomma, si instaurerebbe un vero e proprio circolo virtuoso in cui non perderebbe nessuno. 

Allora vi chiediamo: non sarebbe questa l'Europa che tutti vogliamo? Un'Europa in cui i Paesi membri non competono più al ribasso sui salari e sui diritti dei lavoratori, ma al rialzo sulla qualità della vita al loro interno? Dove le aziende sono costrette a competere non più al ribasso sui prezzi, bensì al rialzo sulla qualità dei prodotti e dei servizi? Non sarebbe questa l'Europa dei popoli, della pace, della civiltà e della prosperità che i padri del progetto europeo sognavano?

Finalmente guardando in fondo al tunnel iniziamo a scorgere una luce, ma per raggiungerla dobbiamo essere in tanti a vederla!

10 commenti:

  1. Cari amici, vi leggo spesso e non posso credere che siete così ingenui da credere che il c.d. "standard retributivo" sia da solo sufficiente a salvare l'euro e l'Europa. Servono altre misure come per esempio una armonizzazione fiscale - perché non è possibile avere a due passi paesi con tassazioni allegre ed una tassazione da esproprio proletario come qui da noi - riforma del mercato unico, limitazioni alla circolazione di capitali.
    Nella pratica questa misura sarà inattuabile specialmente per la resistenza della merkel, nonché delle multinazionali tedesche: ricordo che se la Germania è riuscita ad invadere tutta l'europa coi suoi prodotti è proprio perché ha svalutato i salari (riforma hartz) creando i c.d. "mini-job".
    I tedeschi con l'euro hanno adottato una sorta di "marco svalutato" ed è così che è riuscita a rendere più competitivi i suoi prodotti nonché drenare ricchezza dai paesi periferici (più deboli) al centro dell'Europa.

    Io continuo a pensare che la sola cosa da fare (ed al più presto) è la rottura dell'unione monetaria, oramai difesa solo dai piddioti e dalla loro vuota retorica europeista. Peccato che intanto il paese vada a rotoli.
    Giuseppe

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  2. Non si tratta di essere ingenui, si tratta di iniziare a ragionare sulla soluzione piuttosto che solo sulla critica. Se la crisi che viviamo è dovuta alla politica di deflazione salariale tedesca, beh, allora impedirla è per forza di cose il primo necessario passo da compiere per un'Europa unita e in armonia. E che la Merkel e il capitalismo tedesco abbiano interessi contrari è ovvio, ma siamo 17 contro 1, e poi vorremmo proprio vedere come farà la cancelliera tedesca a giustificare agli occhi dei suoi lavoratori il rifiuto ad una norma simile. In quanto alle altre questioni, è evidente che sanare gli squilibri commerciali limiterebbe già notevolmente gli effetti negativi della libera circolazione dei capitali. E per i livelli di tassazione idem: la crescita servirebbe anche a ridurre il livello di pressione fiscale. E' ovvio che lo "standard retributivo europeo" non è l'unica cosa da fare, subito dopo ci sarebbe da ragionare anche su una Costituzione europea giusto per dirne una, ma l'applicazione di una norma simile avrebbe un impatto decisivo sul futuro dell'Unione, che da quel momento in poi tornerebbe finalmente ad essere dei popoli, nè della Germania nè del capitalismo tedesco. Ma è evidente che bisogna credere nell'utilità del progetto europeo per propugnare una soluzione simile.

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    1. be sì, diciamo che mi sono fatto un po' ingannare dall'enfasi del titolo che avete scelto :-)
      Comunque non sono molto convinto perché se non ho capito male uno degli effetti principali di questa misura sarebbe la fine della compressione della domanda interna tedesca e questo incremento dei salari e della domanda interna dovrebbe dare sollievo agli altri paesi. Dico bene?
      Allora secondo me la misura è efficace se la moneta circola: se aumenti il salario ad un lavoratore (che è prociclico) in un clima di economia depressa o peggio in deflazione, mi viene naturale pensare che egli preferisca tenerla ferma, risparmiarla in attesa di ulteriori cali dei prezzi piuttosto che consumarla avvitando ulteriormente la crisi. E' possibile questo rischio secondo voi?
      Inoltre e scusate se sono ripetitivo: c'è il problema politico. Tutti negli ultimi anni ci hanno fatto il mazzo dicendo che la Germania è il modello virtuoso da seguire, che la politica dei bassi salari gli abbia dato un vantaggio competitivo, etc. insomma io non ce la vedo la merkel e i tedeschi in generale (ottusi quali sono) ad ammettere che la crisi è colpa loro visto che ci accusano da anni a noi italiani perché non facciamo le riforme, dandoci dei lavativi, delle cicale, dei mafiosi (finché esporteremo la serie TV gomorra...) e degli spendaccioni.
      Giuseppe

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    2. In quanto al rischio deflazione nell'eurozona dobbiamo considerare che questo è dovuto proprio alla crisi dei consumi e quindi alla scarsità di domanda. Anche qui allora non vediamo come se ne possa uscire se non dando liquidità a chi ha una più alta propensione al consumo in modo da pompare la domanda. Attualmente i prezzi non stanno calando, ma aumentando sempre più lentamente, quindi siamo ancora in tempo per fare una manovra simile. Se invece aspettassimo di entrare in piena deflazione allora sì che la situazione si complicherebbe. Ma anche lì, l'economia non è una scienza esatta, e questi soldi non li metteremmo in mano ad economisti o a speculatori finanziari, ma a lavoratori che finora sono stati sottopagati, che hanno dovuto indebitarsi per potersi comprare ciò che producevano e che negli ultimi anni hanno rinunciato a vestiti, cibi, vacanze, dentista, oculista, ecc. Insomma, se ci chiedi se secondo noi c'è il rischio che questa nuova disponibilità resti inutilizzata, ora come ora per noi è assolutamente no! Per quanto riguarda la questione politica invece lo sappiamo che la Merkel continuerà a difendere il suo modello, ci mancherebbe. Ma è obiettivo che questo modello non è sostenibile e non conviene soprattutto ai lavoratori tedeschi. Basterebbe fargli capire che se tutti i Paesi europei facessero quello che hanno fatto loro, come la loro beniamina vorrebbe, poi loro dovrebbero farlo di nuovo per tornare più competitivi, e poi di nuovo anche tutti gli altri Paesi, e così via. Con tutto ciò che ne deriverebbe in tema di consumi e di crescita. Il modello tedesco sta instaurando un circolo vizioso per l'economia dell'eurozona, lo standard retributivo instaurerebbe un circolo virtuoso che potrebbe per la prima volta unire tutti i popoli europei in una lotta comune. Se abbiamo perfino paura di proporre in Europa qualcosa che dia fastidio alla Merkel, solo perchè sappiamo che le darebbe fastidio, allora di cosa stiamo parlando? Creiamo un'alternativa, e poi vediamo chi vince. Siamo 17 contro 1, e 330 milioni di cittadini contro qualche capitalista nordico. Davvero, non vediamo come ci si possa opporre razionalmente ad una proposta come questa!

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    3. Mi spiace darvi una cattiva notizia, che è giunta poco fa ed è riportata da vari siti ed addirittura gli amplificatori delle balle renziane come il corriere della serva la riportano: l'ISTAT ha detto che ad agosto l'Italia è entrata deflazione.
      Per cui non parlerei più di 'rischio' ma di realtà.
      Comunque un altra cosa a cui non avevo pensato e chi mi avete ricordato nella vs. risposta: cioè che i lavoratori hanno dovuto INDEBITARSI in questi anni e quindi a maggior ragione l'aumento salariale anzicché far ripartire consumi sarebbe destinato a ripagare i debiti privati.
      Per cui ricapitolando il pagamento dei debiti privati ed il rischio "tesaurizzazione" vi sembrano motivi abbastanza razionali per essere, non dico contrario, ma quantomeno scettico sull'efficacia dello strumento dello standard retributivo?
      E' già troppo tardi, una economia depressa non si risolleva coi brodini. Bisogna rompere l'unione monetaria e porre fine a questa follia chiamata eurozona. Punto.
      Giuseppe

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    4. Purtroppo abbiamo letto. E' una gran brutta notizia, ma in ogni caso qui si tratta di rilanciare la domanda, non si scappa. Ora più che mai servono redistribuzione sociale e una politica economica espansiva. Se farlo a livello europeo, attraverso lo standard retributivo e delle politiche di bilancio molto più permissive, o a livello nazionale uscendo dall'euro, a questo punto diventa secondario, l'unica cosa davvero importante è agire prima di subito.

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  3. L'economia Europea e' incline ad una visione verticale,per quanto concerne l'€...e non orizzontale.Vedere,o pensare un minimo di eguaglianza in orizzontale standard,nel sociale.lavoro,sanita', infrastrutture ecc..ecc..questo inizierebbe a portare dei benefici nell'unione europea, i costi della vita non sono orizzontali dal nord al sud,un esempio su uno stipendio base in tutta europa......questo e' un link delucidante.......http://www.italiani.lu/mmp/online/website/menu_left/1149/1962/2289/2429_IT.html

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